(About me) Di alcuni consigli a chi un giorno incontrerà una maga*

Come volete che sia una maga? Dipende. Quella che ho incontrato io ha capelli scuri e ricci, ma non abbastanza perché vi rimangano impigliate le dita di un uomo normale, e mani di organza che sanno curare senza la pretesa morbosa di irretire, così delicate che nemmeno il destino ha osato imprimervi la severa cartografia di quel che sarà e di quel che è stato. A volte potrebbe capitarvi di vederla muoversi distrattamente. Non lasciatevi ingannare. Lei conosce a memoria il dizionario delle sirene e ogni suo sguardo, l’infiorescenza di ogni suo sorriso, ogni suo muto gesto si coniugano secondo i tempi e le movenze di una grammatica d’amore padroneggiata senza studio e affettazioni accademiche. Vezzi e fossette (tre, a comparsa una per guancia e quella perennemente a guardia del suo mento) seducono obbedendo non a lei e ai suoi capricci, ma alla vostra abilità di presentire ciò che lei non si aspetta. In questo senso a volte un vostro sguardo o un vostro gesto, persino una smorfia inconsapevole potrebbero bastare a schiantarvi in prima fila allo spettacolo di una seduzione commossa. A volte potrebbero istantaneamente eclissare ogni vostra velleità d’essere sedotti. Inutile cercare una logica o un automatismo. Di fronte a lei vi sentirete comunque e sempre impreparati. Anzi, quello che potrete fare è prepararvi al peggio: verranno i giorni in cui i vostri sguardi, le vostre carezze, le parole scovate nei libri degli altri che siete andati a mordicchiare affamati di un talento all’altezza dei vostri sentimenti, i vostri regali, le vostre battute, le vostre patetiche canzoni, persino la vostra assoluta assenza, ecco ci saranno giorni in cui tutto questo le sarà indifferente, o peggio, sarà scambiato per gli sguardi, le carezze, le parole geniali, i regali, le battute, le canzoni, l’assenza insopportabile di un altro. Non preoccupatevi di sapere di chi si tratti. Non è nemmeno detto che sia un uomo. E nemmeno è detto che si tratti di una persona, in generale. E’ semplicemente l’altro. La nostalgia di qualcosa di già vissuto, la rabbia per qualcosa che deve essere rimasto insopportabilmente sospeso e inconcluso, ma anche la curiosità felina di nuove esperienze, nei cui piani, ahimè, voi non sarete contemplati. Riceverete, se questo vi rincuora, dei regali stranissimi e preziosi, perché alla Maga piace fare regali agli amici, senza il bisogno di attendere ricorrenze da almanacco a meno che non appartengano al calendario lunare dei bisogni e dei sogni altrui. Al momento di consegnarvi il vostro, avrete gli occhi bendati. E quando la benda cadrà il mondo, il vostro mondo, scomparirà: di fronte a voi la stravaganza di una seduzione semplice che appagherà un bisogno che nemmeno voi sapevate di avere. Ma lei sapeva, e questo vi basti. E lei, solo lei, in quel momento sarà il vostro il mondo. Nient’altro. Nessun altro. Sarà come se tutto si stesse fermando davanti alla sua intuizione di voi. Credevate di conoscervi? Non siate boriosi con lei, mai. Così la sua magia non consiste in altro che in questo: catturare quell’immagine di voi che vi era sfuggita o su cui forse non avevate il coraggio di indugiare. Una fotografa sublime, generosamente spontanea. Squarcerà la tela su cui vi credevate così ben ritratti e dietro di essa comparirà il dettaglio vitale, a volte fatale, di un’altra rappresentazione, senza la quale, man mano che la scoprirete (e lei in questo vi aiuterà costantemente), non potrete più nemmeno guardarvi allo specchio. Nel vicinato, nel mondo?, nell’universo?, nessuno imbandisce colazioni più gustose delle sue, ma chi voglia assaggiarne la fragranza deve avvicinarsi di parecchio alle insidie del suo corpo e di una caffettiera in cui lei un giorno ha deciso di rinchiudere le rime sdentate di una ingenua e toccante poetica dell’imperfezione. Io l’ho conosciuta, la Maga, credetemi. Nel giorno più amaro della mia vita, l’incontro più dolce di un’esistenza. Chiasmo fatale. L’irripetibile dono del destino. E già ora la mia carne e il mio spirito non reggono più la nostalgia del suo corpo e della sua anima, i miei passi hanno bisogno dei suoi piedi, le mie mani dei suoi fianchi, i miei occhi delle sue visioni, i miei pensieri delle sue parole, le mie parole della sua bocca, il mio amore della sua seduzione. Non c’è giorno, non c’è lembo delle mie notti bianche in cui io non mi senta in tumulto alla sola idea che non ci sarà mai condanna più dolce della sete di sfiorarla, stringerla, abbracciarla, baciarla, accarezzarle i capelli, sognarla, goderla, amarla, perderla, trovarla, perderla di nuovo e ritrovarla nel cono d’ombra di un sottopassaggio di periferia, assetata di me. Mi vida se acaba, y tu eres la estrella que alumbra mi ser, mi prólogo albicante. Perché alla Maga piace lo spagnolo. Così come le piacciono i film, i libri, il nitore e la grazia eterea delle sculture di Canova, la fotografia, la pittura, il colmo dei tetti su cui le giornate abdicano in favore delle notti, le foglie d’autunno: di tutto questo si abbevera, e tutto deve avere il sapore della vita perché lei vi restituisca in un sorriso la gioia dell’appagamento. E mentre lei si abbevera, voi la guardate. All’inizio vi sentite morsi dall’ansia d’essere esclusi, vi sentite scomparire, la terra si sbriciola sotto i piedi. Finché non vi guarda, vi prende per mano, e vi invita a infilare le quinte del suo sguardo sulle cose. Perché la Maga condivide. Non è mai avida di solitudine narcisistica. Il suo sapere ha sempre i modi del voler sapere. E allora, forse, un ruolo riuscirete a ritagliarvelo anche voi. Insegnatele non chi siete, questo ve lo spiegherà lei stessa, ma chi potreste essere, perché questo lei vuole imparare: ciò che un uomo è in grado di esprimere, sentire e rappresentare. Incantata lei indugerà sull’incantesimo dei vostri occhi affamati di un mondo che volete spremere e raccontare. Perché alla Maga piace che le si raccontino storie. Si nutrirà dei loro dettagli, dei nomi che vi appaiono e scompaiono, della vostra voce su cui esse si avvitano per non farsi sradicare e perdersi nel mondo senza più qualcuno che possa raccontarle.

*tempo fa avevo chiesto il vostro aiuto per la sezione “about”, perché è davvero difficile per me descrivermi. Immagino dunque quanto possa esserlo per qualcuno che ti osserva da fuori percependo solo determinare sfumature. Poi c’è chi arriva a leggerti nell’anima… come in questo caso.

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