Di cose che fanno bene (e male) al cuore

Photo by Ed Yourdon

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Il jazz l’ho scoperto qualche anno fa. Per amore. A pensarci bene tutta la musica che conosco l’ho scoperta per amore.
Con la musica ho sempre avuto un atteggiamento da ascoltatrice passiva, più che sceglierla l’ho sempre subita.
Forse è dovuto al fatto che mio padre, ex deejay radiofonico, non l’ha mai fatta mancare in casa e io ho finito per darla per scontata. Oppure, proprio perché era una cosa di casa, ho sviluppato quello spirito di contraddizione tipico del periodo adolescenziale. Fatto sta che la musica non è mai stata fondamentale per me.
Non come lo sono i film o i libri.
Dopo papà i miei selezionatori musicali sono diventati le persone che, a vario titolo, sono entrate nella mia vita. Più di tutto i vari fidanzati del momento. E così sono passata dal periodo Queen al soul di Nina Simone, dagli Aerosmith ai Punkreas, dal rap di Eminem al rock di Aaron Lewis. Tanto che il mio iTunes passa con nonchalance dai Nofx a Bach, da De Andrè a Chet Baker.

Il disinteresse si è trasformato in diffidenza quando mi sono resa conto che quella cosa lì ha la capacità di farti un male assurdo, roba che se ti coglie impreparato puoi ritrovarti con gli occhi pieni di lacrime nella sala d’attesa del dentista.
Sì, perché se malauguratamente ha fatto da sottofondo a qualche momento particolare… sei fottuta. Sarà sempre lì a ricordarti quell’istante, anche dopo anni, anche se sei in ufficio intenta a fare altro o al supermercato a fare la spesa.
Che poi ora con Spotify, le playlist e la funzione radio te le ritrovi a tradimento anche quando non sei tu a decidere di ascoltarle in preda ad un attacco di masochismo.
Avrei un po’ di canzoni da bannare.

Tipo questa. Ché non importa se l’ho riascoltata in decine di situazioni differenti. Ogni volta che giunge alle mie orecchie io torno su quel divano quella mattina in cui abbiamo affidato allo shuffle dell’ipod il nostro risveglio dopo una cena a base di pomodorini e una nottata di risate.

A volte però fa bene. Come ieri al Vittoriale in cui è stata la protagonista, nelle mani di Stefano Bollani, di una di quelle serate che lasciano il segno. Sarà stata la magia della location, l’ironia e il genio di Bollani, il gioco di luci che si rifletteva sul lago ma sono tornata a casa con l’impressione che quella cosa lì mi avesse fatto bene al cuore e avesse messo un po’ a posto il marasma che ultimamente mi porto nell’anima.

C’è quella famosa scena di Manhattan in cui Isaac Davis elenca le cose per cui vale la pena vivere (e ogni volta mi domando perché nella versione italiana Willie Mays sia diventato Joe DiMaggio… ma questa è un’altra storia).
Ecco, forse dovrei iniziare a prendere in considerazione il fatto che quella cosa lì, la musica, potrebbe rientrare nel mio elenco.
Bollani di certo, anche se non ha suonato Mi ritorni in mente.

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One thought on “Di cose che fanno bene (e male) al cuore

  1. anche io ho infiniti elenchi, in continua metamorfosi, per fissare attimi di vita che chissà come temo di perdere… persa nel quotidiano. alla fine è il quotidiano che ci salverà, secondo me. sempre felice di leggerti, T.

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