Due o tre cose che ho imparato nel 2013

InstagramCapture_a0ddb9a1-40c7-4dcc-94d7-a25d4469aa89_jpgChe per deformazione professionale pianifico troppo trattando la mia vita come se fosse il progetto di un cliente. Il problema è che non c’è agile o scrum che tenga. Il framework migliore, quando il progetto sei tu, rimane la serendipity che tanto la vita fa un po’ come cavolo le pare e tu sarai sempre impreparato.

Che non ho il cuore anestetizzato, è solo completamente rincoglionito. E che le emozioni, quando meno te l’aspetti, si ripropongono tutte insieme dall’altra parte dell’oceano, in un cinema di Fillmore Street. E non importa se in quel momento sta per iniziare il film di Woody Allen che aspettavi di vedere da un anno, perché tutte le tue certezze sono lì che fanno a cazzotti con le farfalle che hai nello stomaco. E l’unica cosa sensata da fare e aspettare che prima o poi passi.

Che le cose migliori accadono quando metto la testa in stand-by. E non ho ancora capito se sono le persone o i momenti ad essere sbagliati. Ma spesso le persone sbagliate nel momento giusto sono quelle che ci mostrano colori nuovi. E allora vale la pena fare un pezzetto di strada anche con loro.

Ma soprattutto che quest’anno non farò buoni propositi, ché di quelli dell’anno scorso non ne ho mantenuto mezzo.

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