Frammenti di Berlino

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Disclaimer: Questo post non vuole essere in alcun modo un resoconto sulle cosa da vedere e fare a Berlino. Per quello c’è Google, una miriade di siti e un’infinità di guide. Di seguito troverai solo degli appunti sparsi che ho annotato sulla mia Moleskine e che riguardano riflessioni, pensieri e sensazioni dei miei 4 giorni nella capitale tedesca.

 

È la prima volta che lascio a casa la project manager che è in me per vivere una città all’insegna della serendipity. Sì, una guida con me l’avevo ma più per l’esigenza di avere informazioni storiche e culturali relative ai monumenti in cui mi sarei imbattuta che per la necessità di avere qualcuno che mi dicesse dove andare o quale itinerario seguire.
Sono atterrata in aeroporto senza sapere con precisione quale linea della metro prendere per arrivare all’albergo e mentre guardavo la coda di persone in fila per acquistare la Berlin Welcome Card ho deciso che non avrei preso alcun biglietto per i mezzi pubblici ad eccezione di quelli che mi sarebbero serviti per andare e tornare in aeroporto.

Sono salita sulla prima metro che, così a naso, poteva suonarmi sensata. La cosa che mi ha subito colpito è stata la percentuale di persone che leggeva attorno a me. Nessuno con iPad o lo smartphone in mano, tutti con un libro o una rivista. Una gioia per me che quando viaggio mi diverto a sbirciare le letture altrui. Sì, sono una di quelle che allungano gli occhi per vedere la copertina del libro che stai leggendo o, se sono seduta al tuo fianco, cerco di leggere un paio di righe per capire qual è la storia che ti rapisce in quel modo. Ecco, con il tedesco (lingua a me sconosciuta) questo giochino è diventato un po’ più difficile del previsto. La ragazza dai capelli rossi seduta davanti a me era assorta nelle pagine di un libro sulla cui copertina si alternavano righe orizzontali di due diverse tonalità di azzurro. Non sono riuscita a leggere il nome dell’autore ma il titolo conteneva la parola “pyjamas” e non è stato difficile capire di che libro si trattasse. L’ho trovato un ottimo inizio.

Arrivata in centro la cosa che per prima ha colpito la mia attenzione è stato l’omino verde che campeggia sui semafori pedonali della parte est della città. Credo di essermi fermata a fissarlo per almeno 5 minuti sorridendo. Quella sagoma di profilo con il cappello in testa mi continuava a ricordare qualcosa. Poi ho capito. Ogni volta che mi trovavo ad attraversare la strada mi aspettavo di vedere da un momento all’altro Mister Magoo passare accanto a me sulle strisce pedonali. Più tardi ho scoperto che quell’ omino verde ha un nome. Si chiama Ampelmännchen, ha quasi 53 anni e una storia bellissima.

Ai tubi rosa e blu che vedevo passare sulla mia testa sbucando ogni tanto in posti del tutto inappropriati ho fatto un po’ fatica ad abituarmi. Poi però ci fai l’occhio e inizi a vederli come un elemento distintivo, quasi artistico, della città.

Il terzo giorno, dopo aver macinato decine di chilometri a piedi, ho optato per la bicicletta. L’inizio è stato abbastanza traumatico. Berlino è sicuramente una città amica dei ciclisti, mia un po’ meno. :) Sono partita timorosa pedalando sui marciapiedi insieme ai pedoni, con le loro conseguenti e giustificatissime imprecazioni. Ho deciso allora di avventurarmi in strada con il sottofondo dei clacson delle auto. La cosa non è migliorata nei tratti con le corsie dedicate ai ciclisti, ma questa è un’altra storia. Col senno di poi posso dire che la bicicletta è il mezzo migliore per scoprire Berlino. Mi ha permesso di perdermi un sacco di volte, di scoprire vicoletti e angoli in cui a piedi non sarei mai arrivata e il senso di libertà provato nel pedalare con la musica nelle orecchie, il naso all’insù volto a cercare dettagli nascosti e il vento tra i capelli… è davvero qualcosa di impagabile.

Ho visto pochissimi musei e trascorso un sacco di ore all’aria aperta. Credo che i parchi siano il luogo migliore per osservare e capire un popolo e il suo stile di vita. I parchi berlinesi sono pieni di papà che passano il tempo con i propri figli, di mattina, in piena settimana lavorativa. E poi ci sono i biergarten. Un’oretta lì e appare subito evidente quanto i berlinesi tengano al loro tempo libero e alla qualità della loro vita… oltre che alla birra.

L’ultimo giorno sono partita in cerca del cimitero ebraico di Weißensee. La via in cui si trova non era nemmeno all’interno della piantina che mi hanno dato in albergo. Ho pedalato un po’ ma ne è valsa la pena. Per quello che ti lascia visitare un luogo simile e per l’incontro che ho avuto con un simpatico vecchietto che si occupava di ripulire le tombe dalle erbacce. Quel buffo tentativo di dialogo e la sua espressione dispiaciuta per la nostra incapacità di riuscire a comunicare li porto a casa con me insieme alla sensazione che quell’ometto avrebbe avuto un sacco di storie da raccontarmi se solo avessi saputo il tedesco.

Ps: I frammenti, per immagini, di quello che ho visto li trovate qui.

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