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Io viaggiavo da sola

Di Gerusalemme ricordo i suoni, le persone, i vicoli della Città Vecchia in cui mi perdevo in continuazione. Vorrei ricordare anche la camminata al Monte degli Ulivi ma non l’ho mai fatta perché la Lonely Planet, e le persone del luogo, la sconsigliavano vivamente a causa di diversi episodi di molestie ai danni di turiste sole.

Di Berlino ricordo la biciclettata per raggiungere il cimitero ebraico, i tubi rosa e blu, l’Ampelmännchen e le sere in camera a leggere libri. Perché girare da sola la sera tardi era meglio di no.

Di Beirut non ho ricordi. Perché da anni vorrei andarci ma tutti mi dicono che è meglio evitare “sai, una ragazza da sola in quei posti…”.

In fondo è semplice, no? Evitiamo di viaggiare da sole.

NO.

Perché, come spiega bene Ilaria nel suo articolo su Roba da Donne, nessuno deve negarci il nostro “diritto all’indipendenza, alla libertà e all’autodeterminazione”. E l’impossibilità di muoverci liberamente permane nella vita di tutti i giorni, ed è talmente radicata da condizionarci senza che ce ne rendiamo conto.

Accade quando decidiamo di smettere di fare una cosa che ci piace e fa stare bene, come andare a correre la mattina presto, perché c’è buio e non ci sentiamo sicure nemmeno a fare una corsa sotto casa.

Accade quando la sera ci fermiamo in centro per una cena con un’amica e preferiamo lasciare l’auto nel parcheggio a pagamento dove ci sono le telecamere piuttosto che rischiare di fare un pezzo di strada a piedi da sole.

E vivere così non fa paura. Fa schifo.

 

Photo credits: dawolf- su Flickr

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