Come si elimina un quintale di fosforo?

download (3)Io ancora devo capirlo il tempismo dei ricordi e come fanno ad uscirsene così all’improvviso.
Quello che è sbucato fuori ieri sera, ad esempio, se ne stava buono in disparte da un paio di anni.
È il ricordo di quel pomeriggio in cui ti ho comprato il libro appena uscito di quello scrittore che a te piaceva tanto e sono venuta a casa tua solo per lasciartelo lì, fuori dal cancello. Sulla prima pagina ti ho scritto un messaggio. Non ricordo cosa di preciso ma volevo aggiungerci un “ti voglio bene”. Dovevo indorarti la pillola però, ché tu certe esternazioni non le hai mai digerite. Così ho convertito quelle tre parole che non volevi sentirti dire in un MD5, che è una di quelle cose nerd che mi avevi spiegato qualche giorno prima insieme al garbage collector. Ho pensato che se fosse diventata una di quelle stringhe in mezzo alla quale passavi le tue giornate, ti sarebbe piaciuta di più anche una frase come quella.
È venuta fuori una parola di 32 caratteri, un alternarsi di lettere e numeri. Una cosa così.
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So che ti ha fatto piacere quel gesto, ma mica potevi dirmelo. Allora mi hai scritto che non riuscivi a decifrare dei caratteri e non capivi se quella era una “O” oppure uno zero. Ti ho risposto che non dovevi proprio farmela una domanda del genere perché quando mai c’è la lettera “O” nei caratteri esadecimali?. Cifre da 0 a 9, lettere da A a F. Ti ho preso in giro parecchio per quella cosa.
Penso di aver guadagnato mille punti con quella risposta e, forse, in quel momento mi hai 76A25091C24B1D0A81E7F4E32FBD7D2F un po’ anche tu.
Da allora quando volevo dirti qualcosa di carino lo facevo sempre così, con una stringa a 128bit. Ché quando lo racconto a qualcuno mi guarda con certi occhi spalancati come se fossi matta. Eppure a me sembra una cosa tanto romantica.

Tutti questi ricordi sono venuti fuori ieri sera mentre all’Arena ascoltavo Battiato. E mia mamma è una vita che me lo dice che ascoltare Battiato fa male.

Less is more

- quindi lo vedi ancora?
– gli ho mandato un sms domenica dopo esserci mandati a quel paese qualche giorno prima
– mi stai dicendo che gliel’hai mandato il giorno dopo aver detto a me “non voglio più vederlo!”?
– sì
– ahahahahahah
– non farmi ridere così tanto che ho gente attorno

Ché poi il senso è tutto lì. Nella semplicità di quella risata insieme.

[cose che mi rendono felice] #1

il cinema di sabato pomeriggio in completa solitudine.

È così che oggi ho aggiornato il mio status su Facebook. Amo il cinema di sabato pomeriggio. Prestissimo. Amo andarci da sola quando le sale sono praticamente deserte. Lo amo ancor di più in inverno quando organizzo i miei ‘pomeriggi maratona’.  Mi guardo 2 o 3 film consecutivamente uscendo da una sala e puntando verso il film successivo tra le facce sconcertate delle cassiere che mi domandano immancabilmente: “ma, da sola?” Io questa convinzione comune che ci siano delle cose che “è brutto fare da soli” non l’ho mai capita. Ma perché? e chi l’ha deciso? e in base a cosa?

Il cinema da sola il sabato pomeriggio è la mia immagine di felicità. Come oggi. Arrivare 10 minuti prima che inizi il film. Andare all’angolo delle caramelle e riempire il sacchetto di rotelle, liquirizia, ciucci alla coca cola. Scavare nel contenitore per cercare le stelle ricoperte di zucchero, quelle gialle, perché le altre non mi piacciono. I chupa chups.
Entrare in sala. Fila A, posto 7. L’ ultima fila, posto centrale. Che poi potresti metterti dove vuoi perché hai la sala tutta per te. E così sprofondi nella poltrona. Nessun cellulare che suona, nessun display che si illumina. Niente chiacchere, niente gente che ripete le battute o che anticipa il finale. Tu, il tuo sacchetto di caramelle e il film che scorre davanti ai tuoi occhi.
Anche io ho diritto al mio sabato di felicità. Perché, ogni tanto, asocial.. si sta da dio!